facebook tredonzelle   SHARE tripadvisor tredonzelle TRIPADVISOR

Hotel Tre Donzelle
Vicolo delle Donzelle 5, Siena
Email: info@tredonzelle.com
Telefono: +39 0577 270390
Mobile :+39 3387615052
Fax: +39 0577 284013
P.IVA: 01295790529


Privacy Policy
Coockie Policy

Cenni Storici


L'Albergo Le Tre Donzelle è, insieme al Piccolo Hotel Etruria, l'hotel più centrale di Siena, in quanto dista soltanto 10 metri da Piazza del Campo, dove si svolge il Palio due volte l'anno. Esternamente il palazzo si presenta in una veste architettonica ottocentesca, ma la sua origine risale a molti secoli indietro, le prime notizie negli archivi sono del 1450. Sembra che, accanto all'attività di albergo e di taverna, si sia affiancata, in passato, quella di postribolo come farebbe pensare il nome della strada "Donzelle" che deriva dal termine trecentesco "Guazelda" che indica proprio una signorina di facili costumi. L'edificio, caratterizzato da una facciata in finto bugnato, termina con un alto cornicione decorato a festoni con frutti annodati da cui pendono uccelli.

All'interno una grande scala coperta da lucernario conduce alle camere disimpegnate da salette, con camini in finto marmo e pavimenti con piastrelle esagonali multicolori.

(Relazione storica della Soprintendenza di Siena)

 

SIENA 7-8-9 GIUGNO 2008

 QUI SONO STATO FELICE - Zbignew Herbert

 Da Siena un omaggio al poeta polacco Zbigniew Herbert

 Il parlamento polacco ha dedicato il 2008 al poeta Zbigniew Herbert e Siena, a dieci anni dalla morte, dall'8 al 10 giugno dedica tre giornate di eventi ad uno dei più grandi poeti del dopoguerra.Come ricordò il premio Nobel per la letteraturatura Josif Brodskij nel 1987 “la più straordinaria poesia di questo secolo è scritta in polacco”, segnalando i nomi di Czeslaw Milosz, Zbigniew Herbert e Wislawa Szymborska. Herbert, con la sua arte, è riuscito a lasciare pagine memorabili di grande lirica. Senza cedimenti ha guardato dentro la fragilità umana, ha scandagliato il dolore e le ingiustizie. Nella sua poesia si coglie la sensibilità e la registrazione della condizione dell'uomo contemporaneo che vive la violenza e l'alienazione del mondo che lo circonda.La naturale fragilità di ogni essere umano è al centro della sua intensa poetica che sarà riproposta, studiata e discussa a Siena, città che Herbertha visitato e sulla quale ha scritto, alloggiando all'Hotel le Tre Donzelledove, a suo ricordo, verrà inaugurata una targa.Al convegno, ospitato al Santa Maria della Scala, insieme alla moglie ealla sorella maggiore di Herbert, per un ritratto più personale, interverrannoi più noti poeti contemporanei polacchi, critici, scrittori, traduttori,intellettuali polacchi oltre agli studiosi italiani di polonistica e ai loro studenti.Oltre ad analizzare e far conoscere la poesia di Herbert, con la lettura dialcune tra le sue composizioni più importanti, verrà presentato un intensoricordo su Siena, inedito in Italia, un suo testo teatrale mai rappresentatoal mondo e uno spettacolo di danza ispirato alla sua poesia.

 

Zbigniew Herbert, Barbarzyńca w ogrodzie, Wrocław 1995

 Siena

 Konstantemu, Jeleńskiemu — Aleksandryjczykowi …....................

 

Alla fine del suo racconto Herbert scrive:

 

 

"Questa è la mia ultima sera a Siena. Vado verso il Campo per gettare due lire nell'acqua di Fonte Gaia, anche se a dir la verità non ci sono molte speranze che io possa tornare qui. Dopo dico (a chi altri potrei dirlo) al Palazzo Pubblico e alla torre del Mangia: Addio. Auguri Siena, tanti auguri. Torno alle "Tre donzelle". Ho una gran voglia di svegliare la cameriera e dirle che domani parto e che qui sono stato bene. Se non avessi paura di questa parola, direi che sono stato felice. Ma non so se verrei ben interpretato.”

 

 

Alberghi e taverne: il business dell’ospitalità

 

 

 

Abbiamo già accennato al fatto che l’ospitalità professionale a pagamento, rivolta a coloro che viaggiano sulla Francigena, diventa un autentico business sin dal XII secolo (ritrovate l’articolo qui). Una vocazione, quella dell’accoglienza ai forestieri, che unita al cambio di denaro, necessario per molti di loro durante il lungo viaggio, costituisce per Siena la primitiva forma di accumulazione capitalistica.Le strutture ricettive (come diremmo oggi) e di ristoro cresceranno sempre più tra XIII e XV secolo con l’intensificarsi dei traffici commerciali, determinando di conseguenza una crescita di domanda del servizio e un’occasione di arricchimento per chi intraprende questa attività; è interessante notare, a tal proposito, come la maggior parte di questi “hospitatores” appartengano alle principali famiglie magnatizie della città, come i Malavolti.Siena, così, acquisisce fama “internazionale” per la bontà dei suoi alberghi o delle sue taverne, così come dei suoi punti assistenziali, oltre che per l’ospitalità della sua gente, testimoniata dagli accenti elogiativi rintracciabili nelle memorie e nei diari dei viandanti antichi. Ad esempio, l’abate islandese Nikulas di Munkathvera vi sosta nel 1154, esprimendosi favorevolmente sulla città e soprattutto sul suo emisfero femminile: “Siena è una bella città, con sede vescovile presso la chiesa di Santa Maria; qui ci sono le donne più avvenenti”.

Più o meno gli stessi attestati di stima si ritrovano nella celebre “Chanson de geste” anglo-normanna “Ami et Amile”, risalente sempre a quell’epoca.La socievolezza, affabilità e cortesia verso i forestieri, d’altronde, è rimasta per secoli una peculiarità dei senesi, trovandone notevoli e prestigiose attestazioni nei diari di viaggiatori del cosiddetto “Grand Tour”. Intorno alla metà del Seicento, ad esempio, Richard Lassels, dopo la sua sosta a Siena, scrive tra l’altro che “la gente qui è molto educata e anche socievole; la quale cosa, unita alla salubrità dell’aria, ai buoni esercizi dei gentiluomini, alla purezza della lingua e ai grandi privilegi, fa sì che molti stranieri tirino le briglie qui e trascorran l’estate a Siena, l’Orleans d’Italia”.

Proprio in quell’epoca, infatti, la città si trasforma in un ricercato soggiorno estivo con connotati di autentica stazione termale. Non sorprenda, dunque, se nel 1778 un illustre professionista dei viaggi e redattore di guide come Thomas Martyn, giunga a definirlo il luogo più amabile d’Italia per trascorrervi qualche mese.Tornando all’età medievale, da un censimento del 1288 risulta che nei soli Terzi di San Martino e Camollia si localizzavano circa novanta strutture ricettive: alberghi, locande, taverne che fossero. Tra queste, l’albergo è la forma di ospitalità a pagamento maggiormente diffusa all’interno delle mura di una città: offre vitto e alloggio e, spesso, assicura anche lo stallaggio delle bestie (già al tempo ne esistono di varie categorie: quelli migliori, offrono tutti questi servizi a persone e ad animali; quelli medi, che accolgono solo persone o solo animali; quelli bassi, che offrono o solo vitto o solo alloggio).

Un altro luogo di ristoro largamente diffuso è la taverna, che offre dalla sola mescita di vino alla vendita di semplici cibi cotti o crudi, raramente la possibilità di fermarsi per la notte.Significativa, come per gli ospedali, anche la distribuzione di queste strutture, situate per lo più nel tratto urbano della via Francigena/Romea, da porta Camollia a porta Romana, e nelle principali strade adiacenti, come ad esempio via dei Termini.Una presenza così rilevante che alcuni toponimi stradali del passato, spesso ancora vigenti, ricordano proprio i nominativi delle osterie/locande/alberghi che si trovano lungo di esse, come ad esempio le vie del Moro e Cecco Angiolieri (anticamente via degli Alberghi del Re, poi semplicemente del Re), oppure i vicoli del Cavalletto, della Rosa, del Viscione, delle Tre Donzelle, dei Rinuccini (anticamente vicolo della Regina). Senza dimenticare la piazzetta degli Alberghi, nei cui pressi troviamo le notissime osterie del Sole, della Corona, del Leone, della Serena, dell’Oca, del “Camello” e di San Marco.

Roberto Cresti

Maura Martellucci